
Sopa de canoce
Zuppa di cicale di mare in umido con pomodoro, servita su crostini di pane e completata con una grattugiata di bottarga: un piatto della tradizione dialettale triestina.
Ingredienti
- cicale di mare1 kg
- aglio3 spicchio
- cipolla0.5
- salsa di pomodoro3 cucchiaio
- olio extravergine4 cucchiaio
- crostini di pane
- prezzemolo tritato
- bottarga grattugiata (facoltativa)
- sale e pepe
Da sapere
- Servi la zuppa bollente: il pane deve inzupparsi restando ancora leggermente croccante.
- Non mescolare mai con il cucchiaio mentre i pesci cuociono nel tegame: scuoti solo il recipiente, così le carni restano intere.
Preparazione
- Pulire le cicale di mare eliminando testa, zampe e barbe, sciacquandole bene sotto acqua corrente.
- Scaldare l'olio in un tegame con aglio e cipolla tritati finemente, saltarvi le cicale per 2-3 minuti.
- Toglierle dal tegame, aggiungere la salsa di pomodoro, un pizzico di sale e un bicchiere d'acqua, lasciare sobbollire 5 minuti.
- Rimettere le cicale nel tegame e proseguire la cottura a fuoco basso per altri 10 minuti.
- Disporre crostini di pane tostato nei piatti fondi e versarvi sopra la zuppa con le cicale e il loro brodo.
- Completare con prezzemolo tritato e, per chi la ama, una generosa grattugiata di bottarga.
Stagionalità
Abbinamenti vino
Il racconto
A Grado la sopa non è una zuppa nel senso comune: è il brodo che resta dopo aver cotto le canocchie, servito sul pane raffermo. Nasce da un principio che attraversa tutta la cucina lagunare — nulla si butta, tanto meno un liquido che ha assorbito il sapore di un crostaceo.
Le canocchie venivano pescate nei fondali fangosi della laguna con reti a strascico leggere, e costavano poco. Ancora negli anni Cinquanta erano il pesce che i gradesi mangiavano quando non si poteva comprare altro.
Il pane è parte della ricetta, non un accompagnamento. Deve essere raffermo di almeno un giorno: quello fresco si sfalda nel brodo e lo intorbida, mentre il raffermo si ammorbidisce restando intero.
Come il boreto, anche la sopa rifiuta il pomodoro. È una costante della cucina di Grado, che ha mantenuto un profilo alimentare precedente agli scambi con il Nuovo Mondo più a lungo di quasi ogni altra costa italiana.