Il giro delle coste
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Come si abbina un vino

Le note di questo ricettario seguono un metodo codificato, non il gusto di chi scrive.

Il metodo Mercadini

La scheda dell'Associazione Italiana Sommelier

L'Associazione Italiana Sommelier, fondata nel 1965, ha messo a punto una scheda di valutazione degli abbinamenti che prende il nome dal suo ideatore, Mercadini.

È una scheda circolare: le sensazioni del piatto stanno da un lato, quelle del vino dall'altro, e si corrispondono a specchio. Un abbinamento è riuscito quando le due figure che si tracciano hanno aree simili.

Due principi soltanto

Contrapposizione e concordanza

**Contrapposizione** — la maggior parte delle sensazioni di un cibo chiede nel vino la sensazione opposta. È il caso più frequente.

**Concordanza** — solo in alcuni casi il vino deve somigliare al piatto invece di contrastarlo: la dolcezza, e poi intensità, persistenza e struttura.

Le sensazioni del piatto

Sapidità, grassezza, e le tre tendenze

Si valuta un piatto su: sapidità, grassezza, untuosità, succulenza, aromaticità, speziatura, persistenza, struttura.

E su tre «tendenze», che sono sapori non aggiunti ma naturali dell'alimento: tendenza dolce, tendenza amarognola, tendenza acida.

Le sensazioni del vino

Durezze e morbidezze

Dall'altra parte: acidità, sapidità, effervescenza, alcolicità, tannicità, morbidezza, intensità e persistenza.

Le prime sono le «durezze», le seconde le «morbidezze». L'equilibrio si gioca fra queste due famiglie.

Perché il pesce vuole i bianchi

Non è il colore: è il tannino

Non è una regola sul colore. È che le durezze del vino — acidità, sapidità, effervescenza — servono a contrapporsi alla tendenza dolce e alla grassezza del piatto, e nei bianchi quelle durezze sono più facili da trovare senza il tannino.

Il tannino, infatti, con il pesce dà quel sapore metallico che si sente: reagisce con gli oli del pesce.

Il caso dei crostacei

La tendenza dolce chiede sapidità

Un gambero o uno scampo hanno una tendenza dolce spiccata: è lo zucchero naturale delle loro carni, non qualcosa di aggiunto.

Il metodo dice di contrapporla con la **sapidità** del vino, che la attenua, e di contrapporre la grassezza con l'**acidità**, che la sgrassa. Per questo un Vermentino costiero o una bollicina funzionano coi crostacei meglio di un bianco morbido e alcolico.

Il pesce crudo

Sapido e fresco, ma di struttura contenuta

Il crudo ha tendenza dolce, poca grassezza e una persistenza breve. Chiede quindi un vino sapido e fresco, ma di struttura contenuta: un vino potente coprirebbe.

E chiede poca aromaticità: i vini molto profumati si sovrappongono al pesce invece di accompagnarlo.

Il pesce affumicato e il baccalà

Quando la sapidità sta già nel piatto

Sono i due casi in cui la sapidità sta nel piatto e non va aggiunta. La sapidità del cibo chiede **morbidezza** nel vino, non altra sapidità.

Per gli affumicati il metodo sconsiglia inoltre i vini passati in legno e quelli aromatici: la tendenza amarognola del fumo si somma a quella del legno.

Struttura con struttura

L'unico caso di concordanza sul corpo

Un piatto elaborato vuole un vino di corpo, uno semplice un vino leggero. Questa è concordanza, non contrapposizione.

Una frittura di paranza e un brodetto di scorfano sono due piatti di mare, ma il primo chiede un bianco agile e il secondo un vino con più spalle.

Un metodo, non una legge

La scheda orienta, chi beve decide

La scheda orienta, non decide. Gli stessi sommelier riconoscono che un abbinamento tecnicamente corretto può risultare spento, e che uno «sbagliato» può funzionare per ragioni che la scheda non misura.

Le note di questo ricettario seguono il metodo perché dà un criterio verificabile. Ma l'ultima parola resta a chi beve.

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