
Sarde in saor
Sarde fritte e marinate con cipolle stufate, aceto, pinoli e uvetta: il piatto simbolo della tradizione conservativa veneziana, servito freddo.
Ingredienti
- sarde pulite600 g
- farina per infarinare
- olio di semi per friggere
- cipolla3
- aceto di vino bianco150 ml
- pinoli30 g
- uvetta30 g
Da sapere
- La marinatura non cuoce il pesce: lo trasforma. È pronta quando la carne è diventata opaca e soda al tatto, non più traslucida.
- Tieni la marinatura sempre in frigorifero e consuma entro due o tre giorni: l'acidità conserva, ma non sostituisce il freddo.
Preparazione
- Pulisci le sarde staccando la testa verso il basso, che porta via le interiora, e sfila la lisca lasciando i due filetti attaccati. Sciacqua e asciuga bene: bagnate schizzano nell'olio.
- Infarinale appena e friggile in olio di semi a 180 gradi, poche per volta, due minuti per lato finché sono dorate. Scola su carta assorbente e sala leggermente.
- Affetta le cipolle sottilissime e stufale in una padella larga con quattro cucchiai dell'olio di frittura filtrato, a fiamma bassissima e coperte, per almeno venti minuti. Devono appassire e diventare trasparenti senza colorire: è questo il cuore del saor, e la fretta si sente.
- Sfuma con l'aceto e lascia sobbollire cinque minuti a padella scoperta, finché l'odore pungente si ammorbidisce. Unisci pinoli e uvetta ammollata e strizzata, e spegni.
- Componi in una ciotola di vetro o ceramica alternando uno strato di sarde e uno di cipolle col loro liquido, cominciando e finendo con le cipolle. Le sarde devono restare coperte: quelle scoperte si asciugano.
- Copri e lascia riposare in un luogo fresco almeno ventiquattr'ore, meglio due giorni: il saor è nato per conservare il pesce, e ha bisogno di quel tempo per entrare nella carne. Servi a temperatura ambiente.
Stagionalità
Abbinamenti vino
Il racconto
Il saor è il manifesto della Venezia mercantile. La tecnica base — pesce fritto sotto cipolla e aceto — è la stessa che si trova in tutto il Mediterraneo, ma solo qui si aggiungono uvetta e pinoli, arrivati con le rotte del Levante insieme a pepe, cannella e zafferano.
Nasce come cibo di bordo. I marinai veneziani lo imbarcavano perché durava settimane, e la cipolla in abbondanza forniva vitamina C: era anche una difesa contro lo scorbuto, molto prima che se ne capisse il motivo.
A terra è diventato il piatto della festa del Redentore, la terza domenica di luglio, quando i veneziani mangiano in barca guardando i fuochi. Si prepara il giorno prima proprio perché regge, e anzi migliora.
La regola che i veneziani ripetono è che il saor va **riposato almeno ventiquattr'ore**. Appena fatto è aggressivo: l'aceto deve avere il tempo di ammorbidirsi e la dolcezza dell'uvetta di distribuirsi nel pesce.