
Risotto al nero di seppia
Risotto mantecato con seppie e il loro inchiostro, che colora il riso di nero lucido e regala un sapore intenso di mare.
Ingredienti
- riso Carnaroli320 g
- seppie con sacche d'inchiostro500 g
- cipolla1
- vino bianco100 ml
- brodo di pesce1 l
- olio extravergine3 cucchiaio
Da sapere
- Il riso è pronto quando è "all'onda": scuotendo la pentola, la superficie deve muoversi come un'onda leggera.
- Mantecare fuori dal fuoco con un'ultima aggiunta di olio o burro a crudo rende il risotto più lucido e cremoso.
Preparazione
- Pulisci le seppie con cura recuperando le sacche d'inchiostro intere: sono piccole, argentee e si rompono facilmente. Mettile da parte in una tazzina con un cucchiaio d'acqua. Taglia le seppie a listarelle sottili e i tentacoli a pezzetti.
- Tieni il brodo di pesce caldo e appena sobbollente in una pentola accanto. Un brodo freddo aggiunto al riso ferma la cottura ogni volta e il risotto viene slegato.
- Trita la cipolla finissima e falla appassire nell'olio a fiamma bassa per otto minuti, finché è trasparente. Unisci le seppie e falle andare dieci minuti: rilasciano acqua, e devi aspettare che sia evaporata.
- Alza la fiamma e butta il riso. Tostalo due o tre minuti mescolando: i chicchi devono diventare traslucidi ai bordi e caldi al tatto. È la tostatura a tenere il chicco intero fino alla fine. Sfuma con il vino bianco e lascia evaporare.
- Aggiungi il brodo caldo un mestolo alla volta, mescolando e aspettando che sia assorbito prima del successivo. Ci vogliono sedici o diciotto minuti secondo il riso.
- A metà cottura rompi le sacche d'inchiostro nel riso e mescola: il risotto diventa nero in pochi secondi. Alla fine spegni, aggiungi un filo d'olio a crudo e manteca mescolando energicamente fuori dal fuoco. Servi subito, all'onda.
Stagionalità
Abbinamenti vino
Il racconto
Il nero di seppia è l'inchiostro con cui il mollusco confonde i predatori, e per secoli è stato anche inchiostro vero: la parola sepia indica ancora oggi quella tonalità bruna nei documenti antichi.
In cucina è arrivato tardi. Fino all'Ottocento la sacca veniva scartata perché considerata sporca e amara. Sono le cucine di Venezia e Trieste ad averla riabilitata, scoprendo che il nero dà al riso una profondità iodata che nessun altro ingrediente riproduce.
La differenza tra un risotto riuscito e uno mediocre sta in un passaggio che quasi tutti sbagliano: il nero va aggiunto **a fine cottura**, non all'inizio. Cotto a lungo diventa amaro e sabbioso; unito negli ultimi minuti resta setoso e sapido.
L'altra regola è non aggiungere formaggio. Nell'alto Adriatico il divieto è meno assoluto che a Napoli, ma su questo piatto è unanime: il parmigiano coprirebbe proprio ciò che si è cercato di estrarre dal mare.