
Cappon magro
Una monumentale insalata a strati di pesce, crostacei e verdure lessate, legata da salsa verde: il piatto delle grandi occasioni della cucina genovese.
Ingredienti
- pesce misto lessato (nasello, gallinella)600 g
- gamberi lessati300 g
- verdure miste lessate (patate, carote, fagiolini, barbabietola)600 g
- gallette del marinaio o pane raffermo
- salsa verde (prezzemolo, capperi, acciughe, aglio, olio)
Da sapere
- Per capire se il pesce è cotto, infila uno stecchino vicino alla lisca centrale: deve entrare senza resistenza.
- Sala il pesce solo poco prima di cuocerlo: se lo fai troppo presto, il sale richiama i liquidi e la carne risulta più asciutta.
Preparazione
- Lessare separatamente le verdure, tenendole ben distinte perché ciascuna ha tempi di cottura diversi, poi condirle a caldo con un filo d'olio e aceto.
- Lessare il pesce e i gamberi, condirli anch'essi con olio, limone e sale.
- Bagnare le gallette del marinaio (o il pane raffermo) con acqua e aceto, così da ammorbidirle senza sfaldarle.
- Foderare uno stampo con pellicola trasparente e comporre il primo strato con la barbabietola, in modo che il suo colore non macchi gli altri ingredienti.
- Alternare via via gli altri strati di verdure e pesce, irrorando ogni livello con la salsa verde, e terminare con le gallette imbevute.
- Coprire e lasciare riposare in frigorifero almeno 12 ore, così gli strati si compattano e i sapori si amalgamano.
- Capovolgere su un piatto da portata, ricoprire con altra salsa verde e decorare con gamberi, uova sode e olive prima di servire.
Stagionalità
Abbinamenti vino
Il racconto
Il cappon magro è una costruzione monumentale: strati di pesce lesso, verdure, gallette del marinaio ammorbidite nell'aceto, il tutto legato da salsa verde e montato a cupola.
Il nome inganna due volte. *Cappon* non indica il pollame ma lo scorfano, che in genovese porta quel nome; *magro* si riferisce ai giorni di magro liturgico, in cui la carne era proibita.
Nasce come piatto di recupero: si costruiva con gli avanzi dei banchetti, e i marinai ne facevano una versione elementare a bordo, usando le gallette che costituivano la loro razione base.
Da quel piatto di scarto è diventato il vertice della cucina genovese delle feste, servito a Natale e alle occasioni importanti. La sua preparazione richiede ore e una successione di cotture separate, ed è forse il piatto italiano di mare in cui la distanza tra origine povera e forma finale è più ampia.