
Anguilla marinata
Anguilla arrostita e poi marinata in aceto e alloro, la tecnica di conservazione storica delle Valli di Comacchio.
Ingredienti
- anguilla a tranci800 g
- aceto di vino bianco300 ml
- alloro4 foglia
- sale
Da sapere
- La marinatura non cuoce il pesce: lo trasforma. È pronta quando la carne è diventata opaca e soda al tatto, non più traslucida.
- Tieni la marinatura sempre in frigorifero e consuma entro due o tre giorni: l'acidità conserva, ma non sostituisce il freddo.
Preparazione
- Spella l'anguilla incidendo attorno alla testa e tirando la pelle verso la coda con l'aiuto di un panno. Taglia in tranci di quattro o cinque centimetri e asciugali bene: bagnati non prendono colore sulla griglia.
- Arrostisci i tranci su griglia ben calda o in forno a 220 gradi, dieci o dodici minuti girandoli a metà, finché la superficie è dorata e il grasso è colato via. Questo passaggio non è solo per il sapore: l'anguilla è grassa e la marinatura su un pesce unto non prende.
- Porta a bollore l'aceto con le foglie di alloro e un cucchiaino di sale, poi spegni subito. L'aceto che bolle a lungo perde l'acidità che conserva, ed è quella il senso della marinatura.
- Disponi i tranci ancora tiepidi in un contenitore di vetro o ceramica, a strati, alternandoli con le foglie di alloro della marinata. Non pressarli: fra uno strato e l'altro il liquido deve passare.
- Versa la marinata calda fino a coprire del tutto. I pezzi che restano scoperti si guastano prima degli altri: controlla e semmai aggiungi aceto.
- Lascia raffreddare, copri e tieni in frigorifero almeno ventiquattr'ore. Un giorno è il minimo, a tre è al meglio, e si conserva una settimana. Servi a temperatura ambiente, mai freddo di frigorifero.
Stagionalità
Abbinamenti vino
Il racconto
Prima del ghiaccio, la marinatura era l'unico modo per far durare il pescato oltre pochi giorni, e a Comacchio è diventata un'industria. Le anguille venivano infilzate su spiedi, arrostite davanti a camini alti diversi metri, poi immerse in aceto e alloro e chiuse nelle *zangole*, i barili di legno.
Da lì partivano per tutta Europa. Nell'Ottocento la Manifattura dei Marinati impiegava centinaia di persone e la stagione della marinatura scandiva la vita della città, con turni che duravano da ottobre a dicembre.
L'aceto non serve solo a conservare: penetra nella carne grassa dell'anguilla e la alleggerisce, trasformando un pesce difficile in qualcosa di equilibrato. È lo stesso principio del saor veneziano, applicato a una materia molto più ricca.
L'anguilla marinata va lasciata riposare almeno due giorni prima di consumarla, e si conserva settimane in frigorifero. Servita fredda, resta uno dei pochi piatti italiani in cui l'acidità è protagonista dichiarata.