Colore. Paglierino scarico; ambrato se macerato.
Naso austero di pera, erbe aromatiche, salvia e pietra. In bocca è scarno, salino, quasi ruvido, con un finale lunghissimo e minerale. Non è un vino accomodante: chiede attenzione e cibo.
È uno dei vitigni più rari d'Italia, coltivato su poche decine di ettari tra il Carso italiano e quello sloveno. Nato probabilmente da un incrocio spontaneo con la Malvasia, era destinato all'autoconsumo delle osmize, le rivendite temporanee dove i contadini carsolini vendevano il proprio vino. La valorizzazione è recente e opera di pochissimi vignaioli, spesso attraverso vinificazioni macerate.
Il Carso è un altopiano di roccia calcarea dove la terra rossa, la terra rossa carsica, si trova solo in sacche fra le pietre: i vigneti si piantano letteralmente scavando la roccia. La bora, vento di caduta che può superare i cento chilometri orari, spazza l'altopiano e impone alle viti allevamenti bassi e protetti. La salinità del vino ha origine da questo doppio fattore: il calcare del suolo e l'aria marina portata dal vento.
Gli abbinamenti seguono il metodo per contrapposizione e concordanza dell'Associazione Italiana Sommelier. Come funziona