Il giro delle coste
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Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva

Verdicchio · Colline di Jesi (AN)
bianco

Colore. Giallo paglierino con riflessi verdolini, dorato con l'affinamento.

Naso di mela verde, mandorla amara, fiori di biancospino e una nota agrumata di cedro. In bocca è teso e verticale, con un finale ammandorlato inconfondibile. Le riserve, affinate almeno diciotto mesi, sviluppano note di miele, idrocarburo e frutta secca che ricordano i grandi Riesling.

Brodetto all'anconetanaStoccafisso all'anconetanaCrostacei alla grigliaPesce azzurro al fornoFrittura di paranza

Documentato nelle Marche da almeno cinque secoli, il Verdicchio deve il nome al riflesso verdolino degli acini. Per decenni la sua fama è stata legata più al contenitore che al contenuto: negli anni Cinquanta la bottiglia a forma di anfora disegnata da Antonio Maiocchi lo rese un souvenir dell'Italia nel mondo, oscurandone il valore enologico. La svolta arriva negli anni Novanta, quando alcuni produttori abbandonano l'anfora, abbassano le rese e dimostrano che il Verdicchio è tra i pochissimi bianchi italiani capaci di migliorare per dieci o vent'anni in bottiglia.

Le colline tra Jesi e Cupramontana corrono parallele all'Adriatico, a venti o trenta chilometri dalla costa. I suoli sono argillosi e calcarei, di origine marina: si trovano ancora fossili nei vigneti. Questa matrice calcarea è ciò che dà al vino la sua acidità tagliente e la sapidità salina. Le brezze marine che risalgono le valli fluviali asciugano i grappoli e permettono maturazioni lente, mentre l'Appennino alle spalle garantisce escursioni termiche notturne che fissano gli aromi.

Gli abbinamenti seguono il metodo per contrapposizione e concordanza dell'Associazione Italiana Sommelier. Come funziona