Colore. Paglierino tenue, dorato negli affinamenti lunghi.
Nelle interpretazioni migliori è un vino di straordinaria complessità: agrumi, erbe, cera d'api, mandorla, con una salinità profonda e un'acidità che regge decenni. Nelle versioni commerciali resta un bianco semplice e beverino: pochi vini italiani hanno una forbice qualitativa così ampia.
Il caso del Trebbiano d'Abruzzo è particolare. La denominazione, nata nel 1972, ammette sia il Trebbiano toscano sia il Trebbiano abruzzese, vitigno raro e geneticamente distinto. Sono i vini da quest'ultimo, prodotti da poche aziende con rese bassissime e lunghi affinamenti, ad aver dimostrato che dietro un nome considerato banale si nascondeva uno dei bianchi più longevi d'Italia.
L'Abruzzo ha una conformazione unica: dal massiccio del Gran Sasso, oltre 2900 metri, si scende al mare in meno di cinquanta chilometri. I vigneti collinari ricevono contemporaneamente l'influsso marino e l'aria fredda che scende dalle montagne innevate. I suoli sono argillo-calcarei. È questa doppia esposizione a spiegare come un vino di latitudine meridionale conservi acidità da clima settentrionale.
Gli abbinamenti seguono il metodo per contrapposizione e concordanza dell'Associazione Italiana Sommelier. Come funziona