Colore. Paglierino con riflessi verdolini.
Fiori di sambuco, mandorla fresca, pera e agrumi. Al palato è di media struttura, con acidità elegante e finale ammandorlato. I Soave da suoli vulcanici hanno una tensione minerale che li distingue nettamente dalle versioni di pianura.
Il Soave ha vissuto una parabola difficile: negli anni Settanta e Ottanta la produzione di massa dalle zone pianeggianti ne compromise la reputazione, rendendolo sinonimo di bianco anonimo. Il termine Classico, che indica la zona collinare storica, è diventato la linea di demarcazione tra due mondi. Un gruppo di produttori collinari ha ricostruito negli ultimi trent'anni la credibilità della denominazione, riscoprendo anche le vigne più vecchie allevate a pergola veronese.
Le colline di Soave hanno una doppia anima geologica. A ovest i suoli sono calcarei, di origine marina, e danno vini più floreali e delicati. A est, verso Monteforte, sono di basalto vulcanico nero, e producono vini più tesi, minerali e longevi. La stessa uva, a pochi chilometri di distanza, dà risultati riconoscibilmente diversi: pochi territori italiani mostrano il ruolo del suolo con altrettanta evidenza.
Gli abbinamenti seguono il metodo per contrapposizione e concordanza dell'Associazione Italiana Sommelier. Come funziona