Colore. Paglierino carico con riflessi dorati.
Più immediato del Fiano ma non meno complesso: pesca gialla, agrumi, mandorla amara e una nota sulfurea, di fiammifero appena spento, che è la firma del territorio. Palato pieno, acido e sapido, con finale ammandorlato.
Il Greco è tra i vitigni più antichi d'Italia, portato in Campania dai coloni greci. La zona di produzione è minuscola: otto comuni intorno al paese di Tufo. Come il Fiano, deve il proprio salvataggio novecentesco alla famiglia Mastroberardino. DOCG dal 2003.
Il nome del paese, Tufo, dice tutto: il sottosuolo è tufaceo, di origine vulcanica, e ospita antiche miniere di zolfo attive fino agli anni Cinquanta. La presenza di zolfo nel terreno è considerata la causa della caratteristica nota sulfurea che si ritrova nel bicchiere, tratto distintivo che nessun altro Greco italiano possiede. La valle del Sabato in cui si trovano i vigneti è fresca e ventilata.
Gli abbinamenti seguono il metodo per contrapposizione e concordanza dell'Associazione Italiana Sommelier. Come funziona