Colore. Paglierino luminoso.
Naso solare di agrumi, mela verde, fiori di acacia e una nota erbacea. In bocca è fresco, immediato, con acidità vivace e finale pulito. È il bianco campano più versatile e di più facile approccio.
Il nome deriverebbe dal latino falanga, il palo di sostegno usato per allevare la vite, un indizio della sua antichità. Alcuni studiosi la indicano tra le uve che componevano il Falerno, il vino più celebrato del mondo romano. Come gli altri autoctoni campani, ha rischiato di scomparire nel Novecento ed è stata recuperata a partire dagli anni Settanta, prima nei Campi Flegrei e poi nel Sannio, che oggi ne è il principale territorio di produzione.
Il Sannio è una zona collinare interna, protetta dai monti del Taburno e del Matese. I suoli sono calcarei e argillosi, con apporti vulcanici. L'altitudine tra i duecento e i cinquecento metri e la distanza dal mare danno escursioni termiche importanti, che preservano l'acidità e i profumi in un contesto climatico altrimenti caldo.
Gli abbinamenti seguono il metodo per contrapposizione e concordanza dell'Associazione Italiana Sommelier. Come funziona