Colore. Paglierino scarico, quasi cristallino.
Naso discreto di fiori bianchi, agrumi e una nota iodata quasi di alga. In bocca è asciutto, leggero, con una salinità che sembra venire direttamente dagli spruzzi del mare. Non è un vino di potenza ma di precisione.
Il vitigno Bosco, che ne costituisce la base, esiste quasi soltanto qui. La viticoltura delle Cinque Terre è definita eroica, e non per retorica: i muretti a secco che sostengono i terrazzamenti raggiungono complessivamente una lunghezza paragonabile a quella della Grande Muraglia cinese. Dopo decenni di abbandono, l'istituzione del Parco Nazionale e il riconoscimento UNESCO hanno avviato un lento recupero dei terrazzamenti.
I vigneti scendono a picco sul mare con pendenze che superano il sessanta per cento, su fasce larghe pochi metri. Le uve si trasportano ancora con monorotaie o a spalla. Il mare è talmente vicino che la salsedine si deposita fisicamente sugli acini, e questa non è una metafora enologica: la componente salina del vino ha un'origine diretta. La bassa resa per ettaro, imposta dalla morfologia, concentra tutto ciò che la pianta produce.
Gli abbinamenti seguono il metodo per contrapposizione e concordanza dell'Associazione Italiana Sommelier. Come funziona